Comunicato chiusura Spaziomusica

Con il senso di responsabilità che sentiamo in quanto conduttori di un locale così importante per la città di Pavia, ci troviamo a dover raccontare il perché dopo 34 anni Spaziomusica non potrà riprendere l’attività nello stabile di via Faruffini 5.

Il 28 febbraio scorso (solo 5 giorni dopo l’obbligo di chiusura a tempo indeterminato per i locali di musica dal vivo) il Comune di Pavia – Settore Urbanistica, Edilizia, Ambiente ci ha inviato un’ordinanza di “demolizione e ripristino Spaziomusica”: in un momento storico come questo, a tutti gli effetti una condanna a morte per qualunque locale e in particolare per Spazio, che solo pochi mesi prima avevamo rilevato investendo tutto ciò che avevamo per continuare a mantenere in vita un luogo imprescindibile per la cultura della città.
Con questa ordinanza siamo stati messi a conoscenza del fatto che la destinazione d’uso dell’immobile non è compatibile con l’attività svolta, sebbene la licenza a cui siamo subentrati sia stata rilasciata dal Comune di Pavia – Comando di Polizia Locale, per di più con la definizione di “licenza permanente”.
Inoltre sono stati rilevati alcuni abusi edilizi:contestazioni corrette, ma ci stupiamo che i settori competenti non ne fossero a conoscenza già da diverso tempo, poiché per lo più avvenuti prima del rilascio dell’agibilità con tutti i sopralluoghi del caso (tutti documentati). Tanto per fare un esempio, sembra che solo nel 2020 qualcuno si sia accorto che non ci sono finestre a Spazio!
Tutto ciò ha portato a un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi e soprattutto di cambio di destinazione d’uso che i proprietari dell’immobile (presso cui Spazio è in affitto da 34 anni) hanno deciso di non effettuare, rendendo così impossibile il prosieguo dell’attività.
Tutta la documentazione a prova di quanto vi stiamo raccontando è stata portata all’attenzione di alcuni attuali assessori e consiglieri comunali e tutti hanno espresso solidarietà morale nei nostri confronti in quanto a ognuno di loro è parso chiaro quanto siamo nostro malgrado vittime in questa storia.
La rabbia è immensa poiché quello che è successo priva Pavia di un locale che è parte della storia e della cultura della città: questo è indubbiamente il peccato più grande.
Abbiamo chiesto aiuto al Comune e rinnoviamo ora il nostro appello affinché ci aiuti a individuare un nuovo spazio in cui trasferire l’attività, e nel frattempo ci permetta di organizzare nell’immediato una rassegna, magari all’interno di uno dei teatri poco utilizzati o in un qualunque spazio provvisorio, ovviamente nel rispetto delle limitazioni vigenti, per continuare a mantenere in vita l’idea che ha sempre animato Spazio e che non appartiene certo a quattro mura.
“Spaziomusica è il mondo come vorremmo che fosse”, scrive Daniela Bonanni nel libro collettivo “Spaziomusica – Spazio Bruno”: quelle pareti che sono state un luogo di emozione, condivisione, arte e cultura, di persone che si sono incontrate, innamorate, una casa per generazioni di ragazzi, ora sono diventate quanto di più lontano possibile dall’idea di Bellezza che è alla base degli ideali di Spazio. Ora quell’immobile è diventato simbolo del brutto di cui sono capaci burocrazia e interessi economici: quelle mura hanno smesso di essere un luogo, sono solo un posto che rappresenta il mondo come NON vogliamo che sia.
L’idea di Spazio non muore, in attesa di trovare una nuova casa che sia all’altezza dei nostri valori continueremo a proporre musica e arte attraverso i nostri canali social e le iniziative che organizzeremo presso i luoghi che vorranno collaborare con noi.
Spaziomusica è un luogo dell’anima, e dalle anime di chi l’ha amato rinascerà ancora più bello, ma affinché ciò possa avvenire serve che queste trovino quiete attraverso le risposte ad alcune domande che non possiamo non porre al Comune di Pavia; teniamo a precisare che non ci rivolgiamo a una specifica amministrazione ma al Comune in quanto Ente.

1) Perché è stata rilasciata una “licenza permanente” a un’attività commerciale se la destinazione d’uso dell’immobile non ne permetteva lo svolgimento?

2) Com’è possibile che, sebbene alcuni abusi edilizi siano stati effettuati prima del 1999, nel 2000 sia stata rilasciata l’agibilità senza che nessuno facesse notare la discrepanza tra stato dei luoghi e planimetrie?

3) Il dirigente di settore che ha firmato quest’ordinanza di demolizione contesta tra gli abusi edilizi una modifica alle dimensioni di un’uscita d’emergenza; eppure è lo stesso dirigente che sembra proprio avesse preso atto anche di quell’intervento non più tardi di un anno fa, avallandolo attraverso un documento inviato dal Settore Mobilità alla precedente proprietà: tutto questo è accettabile o meriterebbe un approfondimento?

Paolo Pieretto
Nino Parnisari
Thais Siciliano
Vittorio Peschiera