“Ho conosciuto Carlo Montana al principio dell’estate: Nella sua casa nel centro, se così si può dire, di Zibido S. Giacomo, che è un paese della Bassa Milanese oggi aggregato con altri a Zibido. Le porte della casa hanno le tende a strisce verticali, da scostare per accedere alla penombra. Una roggia lenta lambisce il cortile; di fronte la casa del fascio su cui è rimasta traccia della titolazione originaria, a Italo Balbo, e la mole irrisolta della chiesa carmelitana, la cui facciata povera si annuncia sulla piazza dove sorge anche l’edificio comunale: Sul retro della casa i campi, a perdita d’occhio. Ogni parete è tappezzata di quadri. Zeppo anche lo studio, che occupa l’intero primo piano. I cassetti rigurgitano di disegni e schizzi. per terra risme di tele accatastate. Il dilagare è arginato solo dalla musica rock e pop: passione – ma anche rifugio e ossessione – che si anticipa col murale nel cortile. Carlo è un pittore. Pittore per istinto. Per necessità vitale. Per volontà. Per mestiere. Per angoscia. La pittura ha dominato la sua vita.”
Alberto Belotti
